venerdì 22 luglio 2016

Arancia Meccanica, dall'opera di Burgess al film di Stanley Kubrick

"C'ero io, cioè Alex, e i miei tre soma, cioè Pete, Georgie e Bamba, Bamba perchè era davvero bamba, e si stava al Korova Milkbar a rovellarci il cardine su come passare la serata, una sera buia fredda bastarda d'inverno, ma asciutta..."
arancia meccanica

Dopo aver visto la trasposizione cinematografica del 1971 a opera di Kubrick almeno cento volte, era il caso di immergersi nella lettura di quest'opera controversa.

In una sorta di futuro non meglio specificato, inseguiamo il sedicenne Alex nelle sue scorribande, accompagnato dai suoi tre soma, i compagni di avventure e scorpacciate fatte a base di mommo corretto (il Kubrickiano latte-più) e ultraviolenza. Dopo l'assassinio semi-involontario di una donna, tradito dai suoi compagni, Alex passerà due anni in carcere, dove cercherà con tutti gli stratagemmi possibili di entrare nelle grazie e nei favoritismi del prete che visita i prigionieri. Qui verrà a conoscenza della fantomatica Cura Ludovico, una "cura" che impedisce ai delinquenti di commettere atti violenti tramite un'associazione di stimolo risposta a una sensazione di malessere; da qui in poi il romanzo è una discesa a ritroso attraverso i peccati commessi da Alex che, punito dalla società, finirà quasi per uccidersi. E noi, lettori esterrefatti, non riusciamo a fare altro che provare persino pena verso il povero malvagio Alex, e profonda rabbia nei confronti della società. Continuo trama su Wikipedia

È inutile tentare di scostarsi dal modo di pensare e agire di Alex: il libro scritto in prima persona non ce lo permette. Alex ruba, picchia, violenta, e infine uccide, ed è ben conscio di tutto quello che sta facendo, e lo fa proprio perché ne trae un profondo godimento.

arancia meccanicaColpa della società? Colpa della famiglia vuota che è succube del ragazzino viziato?

Non ci è dato sapere perché non è di questo che si occupa il libro. Alex è così come ci viene presentato, e noi non possiamo che prenderlo nello stesso modo, senza fare domande.



La scrittura, difficoltosa soltanto per la prima manciata di pagine, è sorprendentemente fluida, caratterizzata dallo slang inventato dall'autore e reso egregiamente dai traduttori; le parole, come soma, granfia, planetario e Vostro Umile Narratore, sono diverse da quelle del film, ma sono facilmente comprensibili soltanto dopo una breve pratica.
Ma queste parole hanno anche una seconda funzione: rendono meno immediata e aggressiva la violenza che Alex ci riporta, che comunque riesce ad arrivarci come un pugno nello stomaco, anche se ben inguantato:

"Si snicchiavano le urla e i gemiti, molto realistici, e pure il respiro ansimante dei due malcichi festanti. Crac, crac, crac, a forza di pugni lo ridussero come un budino, gli strapparono via le palandre, lo presero a stivalate sulle macerie nude e poi se ne scapparono guizzi lasciandolo tutto rosso di salsa nel fango saloppo del rigagnolo".

Ma perché Alex deve essere così cattivo? Perché non avrebbero potuto renderlo più accettabile?
Perché, come ben sapete, il tema centrale del libro è il tema della libera scelta
"un uomo che non può scegliere cessa di essere un uomo", 
ed è quello che smette di essere Alex dopo che si sottopone alla cura Ludovico: diventa una sorta di Arancia a orologeria, un congegno meccanico modificato per poter compiere soltanto azioni buone, ma che non hanno niente a che fare con le sue reali intenzioni . 
Persino un ladro, assassino e stupratore come lui dovrebbe ricevere un trattamento del genere?
Il libro ci dice di sì, proprio perché è un essere umano.

A fine libro ho trovato un'interessante intervista a Stanley Kubrick, le cui parole spiegano alla perfezione il concetto:
"...Per mostrare l'azione di un governo in tutto il suo orrore, bisognava scegliere come vittima qualcuno di assolutamente depravato: in questo modo, quando il governo lo trasforma in uno zombi, ci si accorge che si tratta di un'azione profondamente immorale, anche ai danni di una creatura simile".




Non ci sono enormi differenze tra film e libro, e credo che entrambi si completino a vicenda: da una parte il libro, in cui troviamo spiegate alcune importanti parti che nel film vengono soltanto accennate, e dall'altra la visione reale e colorata di quello che noi vediamo attraverso gli occhi del nostro Umile Narratore.

Il finale del libro, con un capitolo aggiuntivo rispetto alle sue prime edizioni, lascia con un grosso punto di domanda. Mentre il film si ferma alla guarigione di Alex, così come sembra che il libro si dovesse concludere inizialmente, forse per evitare censure e un eccesso di critica l'autore ha aggiunto un capitolo in cui un Alex più maturo, stanco delle scorribande con i suoi nuovi tre soma, decide di porre fine all'ultraviolenza che più non lo attira come in passato e di uniformarsi alla società, ripromettendosi per il giorno seguente di cercare una donna per mettere su famiglia.

Troppo positivo? Era meglio fermarsi un passo prima? Probabile.


Certo, si capisce che l'autore fu quasi costretto ad aggiungere questo capitolo, ma in fondo non credo che sia questo immenso scempio; lo si può ignorare, rimanendo fedeli al "Ero guarito davvero.", oppure si va avanti e si guarda l'Alex che conclude il processo di guarigione operato dalla società in maniera inconsapevole; anche uno come Alex, alla fine, dovrà entrare a far parte del meccanismo dell'Arancia a orologeria che è la società.





Maia e Andrea