sabato 16 luglio 2016

The Legend of Tarzan, la recensione di Pagine di cinema


Tarzan è tornato sullo schermo e ha preso in prestito il volto del bell’Eric di True Blood: Alexander Skarsgård.

Se vi aspettate la storia classica di Tarzan, dalla nascita alla crescita, passando attraverso l’incontro con Jane e la cultura occidentale, allora dovrete ricredervi; ma non per questo il film ne perde, anzi. 
The Legend of Tarzan è costruito a ritroso, permettendo a John Clayton III di ritrovare il vero se stesso, il Tarzan che credeva di aver lasciato nella giungla ma che la società londinese non gli ha mai permesso di liberarsene.

In questa trasposizione cinematografica, David Yates (regista degli ultimi quattro capitoli della saga di Harry Potter) si concentra sul ritorno dalla civilizzazione al livello della natura.

Tarzan, pardon, John Clayton III, Lord Greystock, vive a Londra da molti anni e, insieme alla moglie Jane, si è ormai adagiato alla vita di città, alla politica e agli agi.
Per motivazioni politiche ed economiche di interesse del paese, Tarzan ritorna in Africa, in particolar modo nel Congo, insieme alla moglie e a un rappresentante degli Stati Uniti, interpretato dall’ormai non più giovane Samuel L. Jackson. 

In mezzo alla natura sconfinata e al calore delle famiglie che ritrovano dopo anni, si scopre che l’arrivo di Tarzan nel continente altro non è che una trappola organizzata da Leon Rom ( l’inviato del Re del Belgio interpretato da Christoph Waltz ) per poter scambiare la leggenda della giungla in cambio di preziosissimi diamanti, accordo che era stato preso a inizio film con il capo di una tribù di indigeni. Continuo trama da Wikipedia

Tarzan è una leggenda, e in questo film resta tale, senza cadere in futili tentativi di renderlo troppo realistico; ritroviamo tutto, dalle liane al richiamo classico, eppure nulla stona in questa figura quasi mitica che riesce a parlare con gli animali, lasciandone però la spiegazione in sospeso.

I flashback continui ci permettono di conoscere la storia della sua nascita e crescita, costruendo il film in maniera differente a quello che in molti ci eravamo aspettati prima di entrare in sala, e regalandoci anche piccoli momenti divertenti in cui l’adolescente Tarzan, alla prima conoscenza con Jane, utilizza metodi un po' troppo “animaleschi” di presentazione. 
Le atmosfere cupe e nebbiose del film costruiscono un’ambientazione perfetta e diversa per un Congo che ci si immagina soltanto alla luce del caldo sole africano.

Note dolenti:
1) Effetti speciali: da storcere un tantino il naso. Abbiamo visto il film non in 3D e, per quanto riguarda semplicemente la ricostruzione degli animali e dei gorilla, non siamo rimasti molto soddisfatti.
2) Personaggi e interpretazione:

-          Jane Clayton: apprezzata la sua combattività e il fatto che, nonostante sia comunque la damigella in pericolo per quasi tutto il film, lei non si sia adagiata sugli allori nell’attesa dell’arrivo di Tarzan; una Margot Robbie che mena calci e pugni, forse già in via di trasformazione per la Harley Quinn di Suicide Squad. Il problema è l’anacronismo: siamo nel 1880 e, anche se questa Jane è nata e cresciuta in Congo vicino alla giungla, c’è poco che giustifichi questi comportamenti. ( Ma a noi donne non ci importa poi molto, vero?)
-          Leon Rom: noi amiamo Waltz ma… ragazzi, quante delusioni ultimamente. 
A parte il fatto che il suo personaggio non è stato praticamente approfondito, l’unica caratterizzazione che troviamo è quell’odioso crocifisso che Rom porta sempre con sé; ma, per il resto, rivediamo soltanto una macchietta, un lontano e sbiadito ricordo dell’immenso Hans Landa che ce lo ha fatto amare, e noi siamo certi che lui abbia ben altre qualità da poter mostrare, se Hollywood glielo permetterà.

-          Alexander Skarsgård : gioia per gli occhi delle donne e, sinceramente, poco di più. Il personaggio non è stato esageratamente approfondito, a parte per quello che già conoscevamo dalla storia e da quello che potevamo immaginare, ma può passare per riuscire a parlare di un mito che, anche se vediamo davanti ai nostri occhi combattere contro enormi gorilla e salutare elefanti, deve comunque restare un personaggio leggendario. Inoltre, sembra che abbia passato buona parte della sua crescita a essere malmenato da scimmie... poraccio, non avrà poi molto da ridere e da raccontare.

-          George Washington Williams, interpretato da Samuel L. Jackson, è il personaggio meglio riuscito di tutti; il non più giovane americano che tenta di inseguire Tarzan, arrancando nella giungla con il fiatone, è la voce che riporta tutte le tematiche del film alla ragione di base che ne muove la trama: la critica al colonialismo, in primis quello americano e del genocidio degli indiani d’america.

Conclusione: film da vedere e che può essere apprezzato se lo si guarda senza enormi pretese.


Voto: 7.

Qui trovate la mia video-recensione:

Maia e Andrea